Connessioni 1

Sì prof.

Ok prof.

Ok grazie prof.

I più prolissi si lanciano:

Mi impegnerò di più prof.

Tutto bene grazie prof.

Ormai la vita scolastica sta lì, tra meet, classroom e nuvola, il nostro registro elettronico. Le loro risposte telegrafiche ai miei commenti un po’ mi deludono. Mi chiedo se tutte le ore passate in classroom a dare suggerimenti di correzione, a commentare i loro errori, a far vedere come avrebbero potuto trasformare quella frase con tutti i pronomi relativi sbagliati, abbiano un senso. Ore e ore. E loro rispondono solo con un ok.

Ma non farlo o fare meno di così toglierebbe senso a tutto. Insisto ogni giorno: tornate sui testi, rileggete, sistemate e riconsegnate (e così me li devo rileggere un’altra volta, ma sono qui per questo).

La mia classe, una terza media tra le più sgarrupate dell’istituto, multietnica e piena di problemi, ma traboccante di amicizie dense e legami puri come solo a tredici anni possono essere, si è trasformata in uno schermo di icone colorate con l’iniziale del loro nome. La sfida quotidiana è vederli, fare in modo che accendano le telecamere dei loro device. E farli parlare un po’, oltre che far ascoltare loro quel che ho da dire io.

Non vorrei prof, c’è mia sorella prof, ho un casino in camera prof.

Insisto.

Su ragazzi, anche io sono in cucina con il cane che russa e le tazze della colazione ancora da sistemare, lo so che siete a casa vostra, è così per tutti, ma lo sfondo non si vede più di tanto, vorrei principalmente i vostri occhi.

Appunto, dice uno.

Abbiamo le occhiaie, ribatte un’altra.

Alcuni, è evidente, si alzano un minuto prima dell’inizio della lezione, o anche un quarto d’ora dopo, e sbadigliano ogni due per tre.

Dovrei farmi qualche domanda, penso.

E poi quando, alla spicciolata, quasi tutti attivano il video, ti senti già meglio. Ti sembra – un po’ di più – di essere con loro.

I maschi hanno quasi tutti il cappuccio e le cuffie.

Sono indecente prof.

E in effetti le nuche rasate e le creste col codino sono ormai un ricordo trasformato in un’onda confusa di ciuffi spettinati.

Vi chiamerò “gli incappucciati”.

Ridacchiano.

Ma non insisto, almeno si fanno vedere. Almeno non tornano a letto.

Alcune, tra le ragazze, scalpitano: quasi ogni giorno mi chiedono se ho novità sull’esame, si fa, non si fa. E poi si è iniziato a parlare della tesina, mentre per tutta la prima parte dell’anno avevamo detto loro che dovevano costruire una mappa di argomenti, non una tesina.

E adesso?

Ma poi ci interrogate o la consegniamo e basta? Ha sentito che in Francia tornano a scuola? Ha sentito cosa ha detto Conte ieri sera? E lei prof come sta?

Sto bene ragazzi, soprattutto quando vi vedo, forza che Pirandello ci chiama. Prendete carta e penna.

Uno di loro mi sfugge da febbraio. Non sono mai riuscita a stanarlo: si collega con la sim del telefono e vedo solo una parte del suo numero. Icona grigia, senza iniziale. Glielo faccio notare, mentre siamo in videolezione: sarebbe bello che fossimo davvero tutti presenti e attivi, vero A.?

Ma io ci sono prof, mi scrive in chat.

Eh…

Gli scrivo in privato, più volte. Hai problemi di connessione? Ti serve un pc? Guarda che la scuola può provvedere, basta che i tuoi compilino un modulo, stanno distribuendo i computer del laboratorio di informatica a chi ne ha bisogno. Forza, siamo sempre noi, la mitica 3E, ci servono le tue invenzioni e le tue genialate.

Niente. Non risponde, non cambia.

Inizio a tampinarlo più seriamente. Cavolo, è intelligentissimo e spreca tutto per una pigrizia mista a furbizia che a volte mi irrita, fa i compiti alla svelta, per tenermi buona, ma è sempre in ritardo su tutto, prende sei e potrebbe avere nove.

E, soprattutto, non lo vediamo mai.

Guarda che chiamo i tuoi.

Alla fine, in una mattina in cui ero particolarmente ispirata, ho parlato alla classe di Banksy. Solo qualcuno ne aveva sentito parlare. Ho condiviso il mio schermo e ho mostrato qualche opera. Sono belle, sono forti, e poi c’è il grande mistero dell’autore. Seguitelo sui social, dico, è spassosissimo!

Ecco ragazzi e ragazze, abbiamo anche noi il nostro Banksy! Lascia tracce, ma chi l’ha visto mai? Risatine intraviste tra gli astanti, emoticon divertite sulla chat.

La collega di sostegno: guarda, A., che la prof ti sta facendo un complimento!

Adesso si mostra un po’ di più, ma mi manca troppo il suo spirito critico da furbetto, la soluzione a tutto, le sue scorciatoie, anche quelle impossibili.

Se lo godranno il prossimo anno, i colleghi delle superiori. A noi restano una manciata di settimane.

Foto di Gabriel Benois dal sito unsplash.com

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