Correvo, correvo, correvo…

Correvo, correvo, correvo tantissimo, facevo passi da gigante, correvo, attraversavo un territorio di campagna, poi correvo dentro ai paesi, non c’era nessuno in giro, nessun movimento, un gran silenzio, eppure correvo alla luce del sole, avrei dovuto incontrare qualcuno, ma io correvo, correvo, correvo, le gambe andavano contente, libere! La primavera mostrava il suo vestito colorato. Correvo, correvo, arrivavo a Bassano, mi trovavo davanti al portone della Libreria. Ma era chiuso. Si, avevo ordinato dei libri e volevo ritirarli. Delusa, mi guardavo intorno: la via era ferma, non capivo. Mi chiedevo perché la Libreria fosse chiusa. Perché fosse chiuso il mio Caffè preferito.  Ma come? Ero confusa.

Libreria chiusa, oh mamma! Il Coronavirus, io circolavo senza la mascherina, senza guanti, avevo fatto una lunga corsa senza le armature richieste dai decreti, avevo attraversato più comuni, ero fuori comune…cosa avevo fatto?

Al risveglio del 24° giorno di restrizioni da Coronavirus, molto agitata, capii che avevo sognato. Era solo un sogno. Era il 2 aprile.

Provai a guardare dentro al sogno, presi tempo, ma la testa andava più veloce…mi partivano un sacco di ragionamenti, mi sentivo in colpa. Ma come, mi dicevo, con tutto quello che sta succedendo, con tutti i problemi gravi che ci sono, cosa ti viene in mente, la Libreria? Con tante persone che vivono sole, isolate, chiuse in spazi piccoli, con fragilità, paure grandi, in case senza una terrazza. Magari qualcuno porta pure la spesa, quando va bene, ma la lascia fuori di casa, così non c’è una parola, uno sguardo, niente.

E i bambini chiusi pure loro, con la voglia di giocare … Solo i più fortunati giocano in giardino, ognuno nel proprio giardino. Donne che intravedo dal balcone, ancora più sole dentro a una casa affollata, soffocante.

E le case di riposo, con i nostri affetti rinchiusi come in una scatola dove non arrivano le nostre voci, le nostre mani, né i legami di una vita; se ci lasciano, non possiamo accompagnarli.

Casa, casa, casa: questa parola si mostra in tutte le sue differenze, picchia, batte come un martello, mi riempie di triste impotenza.

Eppure, i giorni sembravano passare. Eravamo dentro a un tempo diverso, ovattato, surreale.

In casa c’erano tante cose lasciate indietro, ora ci si poteva dedicare a queste, senza fretta. Per non perdermi in continuazione, mi ero fatta un piccolo programma settimanale che cercavo di rispettare. Varie deviazioni si aprivano con naturalezza: telefonate, messaggi e quant’altro intervallavano il lavoro manuale di pulizia e riorganizzazione. Molte letture, molti ricordi. Finalmente il tempo di perdersi. Inoltre: nuovi orari, nuovi adattamenti, nuova suddivisione degli spazi (fortunatamente siamo in due), mentre l’auto della Protezione Civile continua a ripetere: restate a casa.

A mente lucida, durante la giornata, tornavo al sogno che mi aveva mostrato un’assenza tra le altre. Certo: la Libreria mi manca molto; è un luogo che ho abitato in lungo e in largo, una grande casa piena di libri. Mi chiedevo perché fossero aperti i supermercati, i negozi di cibo e invece fossero chiuse le Librerie, le Biblioteche, che sono generative di altri nutrimenti, dei quali personalmente mi alimento. É davvero un peccato che i libri non circolino, non entrino nelle case incontro ai lettori e alle lettrici. Pensavo: la nostra dispensa di libri a casa è solida, ricca, non avremo mai il tempo di esaurirla, l’abbiamo costruita negli anni e messa in comunione con tante persone.

Però mi rimane la voglia, perché la Libreria è il luogo di incontro anche con i libri nuovi, luogo di incontro con chi legge, luogo di consigli, di scelta di regali per piccoli e grandi e potrei continuare…questo luogo oggi, ora, mi manca, e con franchezza lo riconosco, non voglio far finta di niente.

Ringrazio questo sogno che ha dato gambe al mio bisogno, ha corso tanto da portarmi fino alla Libreria.

Da Teresa

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