Co-narrazioni

Il progetto Co-narrazioni nasce in un momento sospeso e al contempo mutevole. Risponde all’esigenza di dare voce a vissuti quotidiani che la narrazione dominante spesso fatica ad includere. Laboratorio Obiettivo 5 si propone di condividere e rendere visibili le esperienze di chi, al tempo del Covid-19, si trova ad affrontare giorno dopo giorno contraddizioni, squarci di leggerezza, riadattamenti, difficoltà e molto altro.
Tale condivisione assume la forma del racconto letterario breve, una struttura narrativa che rappresenta per noi un modo per continuare a parlare di diseguaglianze sociali e differenze di genere. Quella che proponiamo in questa sezione è una scrittura a più mani, una narrazione collettiva, aperta, nella quale confluiscono le storie raccolte dalle donne del Laboratorio e affidate alla redazione, che le pubblicherà settimanalmente in questa rubrica. Co-narrazioni dunque è uno spazio narrativo introdotto da un suffisso volutamente ambiguo, che suggerisce al contempo il tema (“Co-vid-19“) e lo stile (“Co-n”, insieme) di questo narrare.
Flannery O’Connor dice che «La caratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quella d’affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, sentire, odorare, gustare, toccare» (1): è in questa direzione che ci vogliamo muovere, vogliamo restituire narrativamente ciò che vediamo, sentiamo, odoriamo, tocchiamo, e abbiamo scelto di farlo proprio adesso, quando i nostri cinque sensi sono rinchiusi tra le pareti domestiche e dobbiamo escogitare nuovi stratagemmi per attivare un pensiero critico nei confronti di quanto stiamo vivendo. Per questo il processo narrativo (che sempre risignifica la vita reale) prende ora spunto da messaggi in chat e scambi telefonici, da quello che vediamo stando alla finestra o andando a fare la spesa, da testimonianze sparse che ci giungono per vie disparate.
Lo facciamo perché siamo convinte che raccontarsi significhi, tra le altre cose, sperimentare, assumere le situazioni senza limitarsi a subirle, rimettere in gioco i confini, cambiare prospettiva, spostarsi anche quando siamo ferme.

 (1) Il volto incompiuto. Saggi e lettere sul mestiere di scrivere. Flannery O’Connor, a cura di Antonio Spadaro, trad. di Elena Buia e Andrew Rutt, BUR, Milano, 2011.

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